R. Fanciullacci, “La misura del vero”
Giampaolo Azzoni
Riccardo Fanciullacci, La misura del vero: un confronto con l’epistemologia contemporanea sulla natura del sapere e la pretesa di verità, Napoli, Orthotes, 2011.
Indice: fanciullaccimisura-del-vero-indice.pdf
Sito di Riccardo Fanciullacci: link.
Così Riccardo Fanciullacci descrive il suo libro in “Moralia on the Web“:
“ho scelto di ordinare la materia sfruttando alcune impostazioni, un po’ intellettualistiche, ma, almeno in prima battuta, semplici, dell’epistemologia analitica, in particolare lo scacchiere concettuale in cui è formulato e discusso il cosiddetto Gettier problem. Questo, che è divenuto un puzzle dell’epistemologia analitica, ha alla base una questione speculativamente significativa: come va pensato il sapere per salvaguardare l’intuizione che lo stato di sapere non è uno in cui ci si trova per un colpo di fortuna o una coincidenza aleatoria? Gettier ha mostrato che una certa concatenazione di nozioni apparentemente elementari (la concatenazione per cui sapere che qualcosa è il caso significa trovarsi nella condizione in cui si ha la credenza che quel qualcosa sia il caso, quella credenza è giustificata ed è anche vera) non è sufficiente allo scopo. Al di là di alcune involuzioni tecnicistiche, la discussione intorno all’argomentazione di Gettier ha riavviato la riflessione su quelle presunte nozioni elementari e sui rapporti in cui sono originariamente prese. Io ho lavorato su questi rapporti trovando così una via d’accesso alla struttura della relazione che lega i soggetti umani alla questione del vero.
Nonostante che la forma esteriore del discorso sia un confronto con l’espistemologia analitica, credo di non avere adottato in pieno il metodo che accomuna la maggior parte dei saggi analitici dedicati a questa branca della filosofia, un metodo che ritroviamo anche in molti saggi analitici di filosofia morale e che richiede la preliminare indicazione dei desiderata che la teoria ricercata dovrà soddisfare e le intuitions che dovranno essere rispettate e che procede di esperimento mentale in esperimento mentale. Le intuitions e gli esperimenti mentali sono cose di cui non si può fare totalmente a meno nell’argomentazione filosofica, tuttavia, non sono gli ingredienti di ognuna di tali argomentazioni, né forse delle più importanti.
Oltre alle indagini che gravitano intorno alle nozioni di pretesa di verità e di pretesa di sapere, vorrei qui segnalare anche quelle sulla questione della fallibilità del soggetto umano perché sono un modo di introdurre criticamente la nozione di soggetto concreto all’interno di un discorso che, guardando a certe strutture invarianti, si arrischia a parlare di nessi trascendentali o intrascendibili. Voglio dire: negli ultimi decenni ha avuto un gran peso l’idea che fare spazio nel proprio discorso all’idea di verità fosse una pericolosa concessione a quelle macchine ideologiche che possono giustificare la violenza. Penso ad esempio a quella battuta, che Vattimo citava sempre, per cui se tu pretendi di essere nella verità, allora è bene che io estragga la pistola, oppure a certi slogan diffusi da Rorty. Sebbene oggi, perlomeno nella comunità filosofica, questa non sia più un’idea così indiscussa come al tempo della cosiddetta “koiné ermeneutica”, era per me molto importante cercare di mettere a fuoco come l’inevadibile pretesa di verità possa stare insieme al riconoscimento della fallibilità (che non si identifica con il falsificazionismo). Visto che oggi quell’associazione tra verità e violenza ritorna in alcune parti del dibattito sul relativismo morale, credo che questo mio discorso possa avere qualche interesse anche per chi non coltiva l’epistemologia, ma l’etica.
Va be’, mi sono dilungato abbastanza. Ecco dunque un elenco di alcuni dei temi e delle questioni toccati o trattati nel libro, una sorta di elenco dei “tag”: il Gettier problem e il suo significato teoretico (ma anche quello storico nell’epistemologia analitica), la differenza tra sapere proposizionale (knowing that) e saper fare (knowing how), la differenza e la composizione tra l’approccio dell’epistemologia analitica e quello foucaultiano alle pratiche di sapere, le implicazioni speculative del dibattito sulla conoscenza animale, la nozione di verità e quella di pretesa di verità, un confronto con la teoria anselmiana della rectitudo, con quella heideggeriana della aletheia, con quella tommasiana della trascendentalità del verum, la questione del portatore del valore di verità, la differenza e i rapporti tra credenza, giudizio (o atto d’assenso) e asserzione, l’errore e la menzogna, una riappropriazione della nozione kantiana di tener-per-vero, la struttua del paradosso di Moore e il suo significato, delucidazioni grammaticali della nozione di giustificazione e di quella di ragioni-per, la relatività contestuale (e contestualista) della giustificazione e la gerarchia tra i contesti, il rapporto tra la norma della giustificazione e la norma della verità, la pretesa di sapere, il problema dell’evidenza, l’evidenza elenctica, la questione della fallibilità e i legami interpersonali come risorsa.”
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