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Sul valore giuridico della circolare ministeriale relativa ai registri comunali dei testamenti biologici

Novembre 22nd, 2010 by Giampaolo Azzoni

Secondo quanto si legge sui quotidiani, nella giornata del 19.11.2010 il Ministro della Salute Fazio, il Ministro del Welfare Sacconi e quello degli Interni Maroni, hanno emanato una circolare sui registri comunali dei testamenti biologici (vedi in fondo al post il testo). Secondo tale circolare “Non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime queste iniziative. Si potrebbe anzi ipotizzare, nel caso in cui si tenda attuarle, un uso distorto di risorse umane e finanziarie con eventuali, possibili responsabilità da parte di chi se ne è reso promotore. […] In base alla Costituzione spetta allo Stato e non ai comuni la materia del fine vita e quindi ogni iniziativa dei comuni in questo senso è priva di valore legale”.

Secondo la mia opinione, alla base della circolare ministerale vi è un paralogismo giuridico: infatti, è evidente che spetti allo Stato legiferare sul fine vita, ma è altrettanto evidente che una qualsivoglia dichiarazione di un soggetto (se autentica e attuale) non potrà non essere presa in considerazione.

In questo senso, sono d’accordo con quanto scrive Paolo Cendon:
“- non c’è alcun bisogno di nessuna autorizzazione, da parte di nessun ministro o sottosegretario: ognuno (…) può dirlo in giro, può scriverlo in una lettera o nel computer, può cantarlo e musicarlo, può scolpirlo, può scriverlo in un SMS, (…), può confidarlo a un intervistatore, può affidarlo a un video (…)
- conclusione: se uno di noi, una sera del prossimo inverno, pensando alla sua vita e al suo destino, scrive qualcosa sul modo in cui vuol essere trattato dai medici, in futuro, quando starà male, ciò dovrà essere preso in seria considerazione dai medici stessi
- non importa che il sindaco di Trapani o di Roma sia d’accordo, che ci sia o non ci sia in quel certo comune un registro ad hoc: se Tizio e Caio sono fratelli, e decidono di esprimere le stesse direttive, proprio uguali al 100%, e uno sta a Venezia e uno a Napoli, e mettiamo che a Venezia il registro dei testamenti biologici ci sia e a Napoli no (in realtà non so se sia così), il valore giuridico di quei due “testamenti” sarà esattamente lo stesso (…)
- qualsiasi cosa dica in proposito Berlusconi, oppure Bersani, oppure Pannella, oppure Fini, oppure Di Pietro, oppure Vendola, oppure Starace, oppure Bertinotti, il risultato non cambia: ciò che Tizio ha scritto e ciò che Caio ha scritto avrà, rispettivamente, lo stesso valore (…)
- anche il codice deontologico dei medici è in questo senso
- anche la normativa sull’amministrazione di sostegno (art. 404 ss. c.c.) è in questo senso: io, ancora lucido, posso scrivere su un foglio di carta ciò che desidero si faccia o non si faccia di me, il giorno che starò male, posso indicare il mio futuro amministratore, posso predeterminare delle falserighe protocollari che desidero i medici osservino nel mio caso (ad es. no al dolore, sì alla morfina, no alla terminal sedation, sì all’hospice, no all’accanimento, sì alle sperimentazioni, e così via); chiunque fra gli addetti ai lavori dovrà poi tenerne conto: e tutto ciò varrebbe anche se non ci fosse un vero atto pubblico, anche se non esistesse uno scritto autenticato, basterà sia ben certo che l’ho scritto proprio io.”

Ecco quello che pare essere il testo della circolare:
Oggetto: Registri per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento.
“Sono pervenute a questi Ministeri alcune richieste di parere, formulate dai Comuni, relativamente alla possibilità che gli stessi possano istituire appositi registri destinati alla raccolta delle dichiarazioni anticipate di volontà, per i trattamenti medici che ciascun cittadino intenda ricevere o rifiutare nelle situazioni in cui perda la capacità di esprimere una propria volontà. In linea generale, occorre considerare che la materia del “fine vita” rientra nell’esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata. L’intervento del Comune in questi ambiti appare pertanto esorbitante rispetto alle competenze proprie dell’ente locale e si traduce in provvedimenti privi di effetti giuridici. I registri istituiti presso pubbliche amministrazioni rispondono alla preminente finalità di attribuire certezza giuridica a specifiche situazioni (provenienza e data di deposito di un determinato documento, dati identificativi di una persona, ecc.). Il compito di disciplinare la materia delle certezze giuridiche, implicando rilevanti effetti che possono anche condizionare l’esercizio di diritti fondamentali, è sempre stato riservato allo Stato, al quale spetta di stabilire quali siano gli effetti probatori degli atti conservati da pubblici ufficiali (si vedano, ad esempio, gli articoli da 449 a 455 del codice civile per quanto riguarda gli atti di stato civile) Tale attribuzione è stata confermata dall’articolo 117 della Costituzione, il quale assegna alla competenza legislativa esclusiva dello Stato in via generale l’ordinamento civile e specificatamente le materie,tra l’altro, di stato civile e anagrafi. In questo settore il Comune, secondo quanto previsto dall’articolo 14 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 gestisce, per conto dello Stato e tramite il Sindaco, nella sua qualità di ufficiale di governo, solo i servizi elettorali, di stato civile e di anagrafe. Viene poi precisato dall’ultimo comma di detto articolo che “ulteriori funzioni amministrative per servizi di competenza statale possono essere affidate ai comuni dalla legge che regola anche i relativi rapporti finanziari, assicurando le risorse necessarie”. Come sopra già evidenziato nessuna norma di legge abilita il Comune a gestire il servizio relativo alle dichiarazioni anticipate di trattamento. In tali materie una legge dello Stato è poi particolarmente necessaria perché vengono implicate anche altre materie come la tutela della salute, della famiglia e della privacy, nell’ambito delle quali il Comune non può certamente agire in assenza di una disciplina statale che ponga principi e definisca la competenze di vari soggetti pubblici coinvolti. Inoltre, lo stesso articolo 117 della Costituzione, al comma secondo, lett. p), riconosce la legislazione esclusiva dello Stato in materia di legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane. In questa prospettiva risulta evidente che le funzioni amministrative attinenti alle dichiarazioni anticipate di volontà, che investono la sfera personale dell’individuo, sono materie riservate alla competenza del legislatore nazionale. Pertanto, alla luce delle predette considerazioni, non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento. In tale quadro si potrebbe, anzi, ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso ad iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore”.

Posted in dibattiti pubblici su questioni etiche, bioetica e biodiritto |

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