P. Bettineschi, “Contraddizione e verità nella logica di Hegel”
Giampaolo Azzoni
La tesi fondamentale di questo libro, cioè la tesi secondo cui Hegel vorrebbe costruire una impossibile struttura immutabile della mutabilità, sulle prime parrebbe semplicemente riprendere le accuse gentiliane all’hegelismo. In realtà, l’analisi paziente dei testi hegeliani va in una direzione completamente diversa, e profondamente originale. Non c’è qui da ‘liberare’ Hegel dai residui di naturalismo o di dogmatismo, per accedere alla purezza del divenire dell’atto del pensare; c’è qui piuttosto da prendere sul serio e in profondità la tesi hegeliana dell’incontraddittorietà della ragione speculativa e da capire come essa possa comporsi con la fluidità della nostra esperienza del mondo. Solo ponendo in tensione permanente questi due lati (antichi) dell’aporetica originaria, suggerisce con discrezione Paolo Bettineschi, si può restituire a Hegel la vera grandezza e farne uno di quei giganti dello spirito che hanno decisamente respinto lontano da sé quella resa senza condizioni che consiste nel lasciar cadere l’uno o l’altro lato di tale aporetica, per via della disperazione indotta dalla (creduta) impossibilità di venirne a capo. Merito non piccolo di Paolo Bettineschi è tener sempre per fermo questo capo delle tempeste hegeliano. E indicare poi un’uscita di sicurezza.
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