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C. di Martino: “Ratio particularis”

Novembre 30th, 2009 by Giampaolo Azzoni

dimartino.jpg

Recensione.

Ed ecco un articolo in cui Carla di Martino riassume la sua ricerca (pubblicato su “La provincia di Como”, 18.11.2008 ):

 Bukhara (Uzbekistan), X secolo. La corte è in subbuglio: il sultano è malato e nessuno dei dottori di corte sa curarlo. Il giovane Abu Ali Ibn Sina, fresco di studi ma già celebre per la vastità della sua cultura e per la sua prodigiosa memoria, è convocato al suo capezzale. Se riuscirà a guarire il sultano, potrà chiedergli qualunque cosa; se fallirà, sarà punito con la morte. Il giovane medico guarisce il sultano e ottiene in cambio la più ghiotta delle ricompense: sei mesi nella biblioteca reale… «Ho letto allora libri che mai più, in vita mia, avrò l’occasione di rivedere», ricorderà nella sua “Autobiografia”, e per ringraziare il sultano di tanta generosità, gli dedica un trattatello di psicologia. È il primo scritto che ci resti del grandissimo medico e filosofo Ibn Sina, per i latini Avicenna. Ne scriverà centinaia: molti perduti, su tutti gli argomenti umanamente abbordabili: la traduzione del suo “Canone della Medicina” decide della creazione in Europa della facoltà di Medicina; “Il Libro della Guarigione”, vera enciclopedia universale delle scienze - Logica, Fisica, Meteorologia, Psicologia, Biologia, Zoologia, Botanica, Matematica e Metafisica (migliaia di pagine, perse durante un assedio e riscritte a memoria!) tradotto in latino nell’XI secolo è il punto di riferimento del sapere tardo-antico almeno fino a Leibniz: la sua “Meteorologia” fonda la chimica come scienza, il suo studio della visione rivoluziona l’ottica, in terra araba come cristiana, il suo bestiario alimenta l’immaginario fantastico orientale e occidentale per secoli.

Ma il suo primo libro è un trattato sull’anima e sul corpo dal punto di vista molto concreto di un medico che pratica la dissezione. E l’idea di fondo, ripresa e approfondita per quarant’anni in molte opere di filosofia e di medicina della maturità, è assolutamente geniale. È vero che solo l’uomo possiede “il lume dell’intelletto”, ma fisiologicamente, resta un animale: fisologicamente, dunque, non c’è alcuna ragione perchè gli animali non siano dotati anche loro di una capacità discorsiva complessa, ovvero, di una specie di pensiero sensibile! Cosa succede per esempio quando la pecora “conosce” il lupo? I suoi occhi percepiscono colore e forma: quadrupede-nero-con-coda. Forse il suo naso percepisce un odore: pelo-bagnato/pelo-asciutto/pelo-selvatico. Cosa, fra questi dati, la fa fuggire? Sesto senso? Istinto? Avicenna ipotizza che i sensi degli animali abbiano capacità molto più sviluppate della semplice “raccolta dati”. E che, d’altro canto, i dati che i nostri sensi (di noi tutti gli animali) raccolgono non siano solo dati sensibili, ma tutti i dati biologicamente rilevanti, dunque non solo: quadrupede-nero-peloso-caudato-puzzolente, ma anche quadrupete-etc-etc-che-vuole-mangiarmi. Avicenna chiama l’informazione raccolta dalla pecora “ma’nã” del lupo: “ma’nã”, tradotto in latino intentio, è in arabo il significato, ciò che la cosa “vuol dire”: per la pecora, il “ma’nã” del lupo è “pericolo”, perchè biologicamente un lupo nel campo visivo di una pecora vuol dire pericolo.
La pecora percepirà il lupo come quadrupede-neropeloso-caudato-puzzolente-pericoloso. Così il sesto senso (sesto dopo i cinque organici: vista udito olfatto gusto e tatto) ha un nome: “wahm” in arabo, “aestimatio” in latino: la valutazione. Ogni animale valuta l’ambiente che la circonda e reagisce di conseguenza, in altre parole, prima di agire giudica – non un giudizio morale, ovviamente, un giudizio biologico e immaginativo, cioè basato puramente su dati percepiti dai sensi, conservati e associati nella memoria.

Un’altra grande intuizione di Avicenna consiste nel aver studiato la funzione sintetica del cervello, mentre prima ci si interessava solo all’analisi. Prima di tutto, tutte le traccie sensoriali sono trattate dal nostro cervello allo stesso modo: ci sono immagini visive, sonore, uditive, olfattive. Inoltre, percezione e memoria di queste immagini non sono due stadi successivi, come voleva il pensiero antico arictotelico, ma simultanee e complementari: come i tanti fotogrammi di un film, mentre sentiamo i dati sensibili sono “archiviati” dal nostro cervello e organizzarti in una visione continua del mondo, così noi vediamo la goccia di pioggia che cade, e non tanti puntini in posizioni successive (o, per riprendere un esempio sorprendentemente simile, di Sant’Agostino, ascoltiamo il verso di una poesia e non tante sillabe slegate senza senso). Oggi chiunque abbia qualche vaga nozione di psicologia conosce la differenza fra memoria di lavoro, memoria a breve termine e memoria a lungo termine… Anche l’animale uomo conosce così, ma poi va oltre: esperienza dopo esperienza il quadrupede-nero-peloso-caudato-puzzolente-pericoloso-che-vuole-mangiarmi diventa un quadrupede-nero-peloso-caudato-puzzolente-cattivo-etc., fino alla rivelazione “morale” e “universale” che tali esseri esistono perchè esiste, da qualche parte, la Cattiveria… Il che non cambierebbe nemmeno radicalmente la nostra visione del mondo, dal punto di vista biologico almeno, se l’uomo non fosse capace anche di qualcosa di infinitamente più profondo e sconvolgente: percepire se stesso. Se gli animali percepiscono solo gli oggetti, gli umani percepiscono anche i soggetti: ossia, un uomo che conosce il mondo sa di conoscere il mondo cioè conosce il mondo e si riconosce come soggetto della sua conoscenza (credevate fosse stato Cartesio? Qui siamo in Ukbekistan nel X secolo… - ma tranquilli, l’ha detto, per conto suo, anche Sant’Agostino). Ora se la “coscienza” è una “metapercezione” o “metaconoscenza”, allora gli animali hanno una coscienza! Vi lascio immaginare il vespaio di questioni che tutte queste idee possono sollevare nella cristianissima e classicissima europa medievale del XI-XII secolo, quando i libri di Avicenna, così come di altri grandi esponenti del pensiero filosofico e scientifico greco, arabo ed ebraico sono tradotti in poco meno di un secolo e invadono il mercato librario europeo! Nel mio libro, “Ratio Particularis – Histoire des sens internes d’Avicenne à Thomas d’Aquin”, edito da Vrin a Parigi, ho voluto ripercorrere la divertente storia di queste e di altre idee: alcune sono oggi scontate, altre scandalose, altre ancora sembrano assurde: la loro storia da Bagdad a Bhukara a Toledo e Cordoba a Parigi, sulla scrivania di Tommaso d’Aquino, grande teologo che ha percorso a piedi le strade d’Europa con nello zaino un trattato sull’anima, ci rivelano un medioevo carico di colori, suoni, odori e sensazioni forti, un po’ più sofisticato e un po’ meno spirituale dell’immagine stereotipata e semplicistica che ci piace criticare - e rinfacciare, secondo i casi, alla chiesa cattolica, all’islam o al terzo mondo.

Posted in Tommaso, metafisica, libri, segnalazioni |

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