Francesco Sartori ha inviato un commento molto interessante al mio post sulla reciprocità nei trapianti pubblicato sul blog della Fondazione Zoé.
Ecco il testo:
Invocando il principio di reciprocità, e chiamando in causa addirittura Immanuel Kant, Giampaolo si chiede: “come è possibile che si possa essere ammessi in lista d’attesa per un trapianto anche nel caso che il trapiantando non sia a sua volta un donatore?”
Come si dice in questi casi credo che simile domanda meriti una risposta articolata :
1) Il malato che viene messo in lista d’attesa per un trapianto deve presentare dei requisiti ben precisi: una grave insufficienza renale per il trapianto di rene, una grave insufficienza cardiaca per il trapianto di cuore, una grave insufficienza epatica per il trapianto di fegato ed una grave insufficienza respiratoria per il trapianto di polmone. Tale stato di cose non deve poter essere migliorato con cure alternative e comporta una breve spettanza in lista. È quindi un malato che attraversa una fase particolarmente drammatica della sua esistenza.
A meno che non avesse deciso di essere a sua volta donatore in passato, quando era ancora in buone condizioni di salute, chiederglielo in questo momento apparirebbe alquanto crudele e ricattatorio. Read the rest of this entry »
Le ultime elezioni amministrative e i referendum hanno un’importanza che va ben oltre i loro risultati pure se significativi. E va ben oltre anche il loro rilievo più ampiamente politico. Infatti, essi hanno rappresentato un ritorno sulla scena della società e della sua capacità di influenzare la politica. È finito un lungo periodo, durato almeno 10 anni, in cui sembrava essere provata la tesi attribuita alla Thatcher secondo cui “la società non esiste” in quanto ci sarebbero solo individui. Ora la società è tornata a farsi sentire: chi ha vinto lo ha fatto non grazie all’appoggio dei grandi partiti, ma sulla spinta di una moltitudine di iniziative dal basso. Certamente un ruolo centrale l’ha avuto Internet, ma non i mega-siti di informazione, bensì i social network come “Facebook” che hanno creato milioni di appelli e discussioni. E così i filmati più visti non sono stati quelli di qualche famosa agenzia pubblicitaria, ma quelli prodotti in modo spontaneo da persone che credevano in un certo progetto. I giovani poi hanno dato un contributo determinante perché queste tendenze si affermassero.
Credo che una autentica attenzione al bene comune debba partire da qui: sostenere questa domanda di partecipazione. Ciò non significa appoggiare questo o quello schieramento. Bensì comporta che, a tutti i livelli, si dia rilievo alla società e ai luoghi in cui le persone condividono una parte significativa della loro vita: le famiglie, le associazioni, le scuole, le imprese, i territori,… Si tratta di riportare sulla scena pubblica quelle “formazioni sociali” ove, secondo l’art. 2 della nostra Costituzione, si svolge la personalità di ognuno. Ciò corrisponde anche ad un modo europeo e in particolare italiano di concepire la politica: non solo una delega ad alcuni rappresentanti senza vincolo di mandato, ma anche, e soprattutto, un farsi carico della soluzione condivisa di problemi comuni. I periodi di grande fioritura del nostro Paese sono stati quelli in cui si sono sviluppate le virtù civiche e in cui la cittadinanza è stata intesa come impegno.
In questa prospettiva, occorre che lo Stato faccia qualche passo indietro o, meglio, sostenga la società come luogo di elaborazione ed intervento. È ciò che la dottrina sociale della Chiesa chiama “principio di sussidiarietà” affermando che contro tale principio “contrastano forme di accentramento, di burocratizzazione, di assistenzialismo, di presenza ingiustificata ed eccessiva dello Stato e dell’apparato pubblico”.
Il premio Nobel a Elinor Ostrom riconosce l’importanza di aver ipotizzato l’esistenza di una terza via tra Stato e mercato. Quella di Ostrom è una teoria complessiva che identifica le condizioni che devono valere affinché una gestione “comunitaria” possa rimanere sostenibile nel lungo termine. Una lezione di particolare importanza oggi a proposito dei beni collettivi globali, come l’atmosfera, il clima o gli oceani. Ma molto significativa anche per l’attuale crisi finanziaria, che si può leggere come il saccheggio di una proprietà comune: la fiducia degli investitori.
Sono molto lieto di comunicare che l’amico e collega Stefano Semplici (con cui ho condiviso molte delle iniziative raccontate in questo blog) è stato eletto Presidente dell’“International Bioethics Committee” (IBC) dell’UNESCO.
Si tratta di un riconoscimento molto importante che onora il nostro Paese e la nostra comunità di studiosi.
Ecco il discorso finale con cui Stefano Semplici ha concluso il meeting dell’“International Bioethics Committee” che si è tenuto a Baku dal 31 maggio al 2 giugno 2011: final-speech.pdf
Caro Stefano, sono certo che porterai un importante contributo al bene comune, alla collaborazione tra culture e al rispetto delle persone, specie quelle piu’ vulnerabili!
(Nella foto Stefano Semplici insieme al Presidente uscente Donald Evans della Nuova Zelanda.)
L’importanza dell’analogia per il diritto è pacifica. Tuttavia, non si può affermare che l’accordo sulla rilevanza del tema determini pure concordia su molti aspetti concettuali e operativi dell’analogia nel diritto. Questa antologia intende dar conto, seppur in uno spazio contenuto, di alcuni dei principali, attuali e controversi aspetti dell’analogia giuridica.
La raccolta è divisa in due parti.
La prima parte contiene testi di teoria del diritto, ciascuno dei quali è volto a esaminare un profilo saliente dell’analogia giuridica, per esempio: quale rapporto intercorre tra eguaglianza e analogia? Quali sono i caratteri propri del ragionamento per analogia nel diritto?
Nella seconda parte si affrontano molteplici temi e problemi connessi all’analogia giuridica sulla scorta di materiale giurisprudenziale italiano e statunitense.
Dal sito “Persona e danno” il saggio di Luca Antonini sulla autodeterminazione nel sistema costituzionale dei diritti: antonini.pdf
L’autodeterminazione è andata consolidandosi negli ultimi anni quale concetto-chiave, attraverso cui interpretare le Costituzioni e aggiornare il catalogo di diritti individuali. Si tratta di un’evoluzione riscontrabile in diversi Paesi e anche sul piano sovranazionale; è proprio questo concetto che spesso ha condotto alla creazione di nuovi diritti. Si spiega così la recente e imponente espansione dei cataloghi dei diritti umani, scritti nelle carte o più frequentemente elaborati dalle corti e dai tribunali: le carte dei diritti si sono oramai ingigantite fino a includere i diritti fino alla quarta generazione e la giurisprudenza delle Corti, nazionali ed europee, arricchisce ancor più la lista. Non è infrequente leggere espressioni come “i diritti delle generazioni future”, “il diritto a non nascere”, “i diritti riproduttivi”, “il diritto a morire”, “il diritto ad avere un figlio”, “il diritto ad ammalarsi” e la lista potrebbe continuare . L’esito di questa evoluzione è che ogni distinzione tra desideri privati e diritti fondamentali si dissolve. Dall’eutanasia, all’interruzione della gravidanza, al matrimonio omosessuale, alla procreazione assistita – per citare solo i casi più ricorrenti e discussi – non c’è diritto o posizione soggettiva che non veda il tema dell’autodeterminazione giocare un qualche ruolo.
Fanno tutti a gara a contare quanti ne sbarcano, pronti a gridare all’invasore. Ma quanti sono quelli che non sono arrivati? Muoiono giorno dopo giorno. Anno dopo anno. E i loro corpi finiscono nell’oblio delle coscienze, seppelliti in fondo al cimitero Mediterraneo. Mangiati dai pesci e accatastati sopra le tubature dei gasdotti che sembrano a volte l’unico ponte rimasto tra le due rive. Da anni Fortress Europe cerca di documentare questa strage. I numeri parlano da soli. Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell’Europa almeno 17.627 persone. Di cui 1.820 soltanto dall’inizio del 2011. Il dato è aggiornato al 2 giugno 2011 e si basa sulle notizie censite negli archivi della stampa internazionale degli ultimi 23 anni. Il dato reale potrebbe essere molto più grande. Nessuno sa quanti siano i naufragi di cui non abbiamo mai avuto notizia. Lo sanno soltanto le famiglie dei dispersi, che dal Marocco allo Sri Lanka, si chiedono da anni che fine abbiano fatto i loro figli partiti un bel giorno per l’Europa e mai più tornati.
Un giorno a Lampedusa e a Zuwarah, a Evros e a Samos, a Las Palmas e a Motril saranno eretti dei sacrari con i nomi delle vittime di questi anni di repressione della libertà di movimento. E ai nostri nipoti non potremo neanche dire che non lo sapevamo.
Olivier Culmann photographie les gens qui regardent la télévision. Et leur téléviseur. Les téléspectateurs y plongent leur regard, hypnotisés par les images qui défilent sur l’écran.
Olivier Culmann capte cet instant où l’attention se relâche, où la conscience s’endort, bercée par la phosphorescence des tubes cathodiques. À cet instant souvent les corps se calent, se lovent puis s’affaissent. Rien de plus banal. Et rien de plus inquiétant. Car c’est désormais dans cette passivité quasi-immobile, dans cet engourdissement de la pensée que nous, téléspectateurs, recevons le monde entier. Pas le monde réel mais une image du monde, un fantasme du réel. Informations, feuilletons, émissions, venus aujourd’hui de l’autre bout de la planète ou du bas de chez soi, sont déballés sous nos yeux anesthésiés. Leur impact est énorme. Dans ce temps mort de l’existence qui dure quelques minutes ou plusieurs heures, notre idée des autres évolue, se transforme. Nos a priori s’effondrent, d’autres les remplacent inexorablement. France, Maroc, Inde, États-Unis, Mexique : les téléspectateurs de ces cinq pays reçoivent des nouvelles les uns des autres sans jamais se rencontrer. Face au téléviseur, nous avons l’impression de les connaître. Face à eux, Olivier Culmann nous regarde. Cécile Cazenave
L’ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO E LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
giovedì 9 giugno 2011, ore 21 - Almo Collegio Borromeo locandina
prof. Markus KRIENKE - Facoltà di Teologia di Lugano
dott. Maurizio ROMITI - imprenditore
avv. Amedeo NIGRA - segretario gruppo lombardo U.C.I.D.
prof. don Gianni MANZONE - Università Lateranense - autore del volume “Il volto umano delle professioni”
presiede:
prof. Dario VELO - Presidente Polo Europeo d’Eccellenza Jean Monnet - Università degli Studi di Pavia
E’ dedicata all’etica la 48a Sessione di Formazione Ecumenica organizzata dal S.A.E. - Segretariato Attività Ecumeniche, l’Associazione interconfessionale di laici per l’ecumenismo e il dialogo, a partire dal dialogo ebraico-cristiano.
Abstract: “Although legal obligations tend to be secured by contract, there are obligations to live in proximity with others we never chose and between whom no explicit legal obligations pertain. This happens not only within nation-states when we consider the obligations of states toward the undocumented, but also in those areas of the world, including Israel/Palestine where continuing colonial rule produces a proximity and intermixing for which there is as yet no adequate political form. How might we make use of the resources of ethical philosophy (Levinas, Arendt, Said) to consider the obligations that emerge from unchosen proximity, and how might we rethink our political norms on the basis of such obligations?”