Cassino, 30 giugno 2010: “Il diritto tra forma e formalismo”
Giampaolo Azzoni
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Articolo di Julián Herranz Casado su “L’Osservatore Romano” (24.06.2010): casado.pdf
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Programma: programma2.pdf
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Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera dell’avv. Claudio Zucchelli, Presidente di “Umanesimo Cristiano”, nella quale lo si informava dell’iniziativa assunta con la odierna organizzazione della tavola rotonda sul tema “Valori e diritti - Il caso del Crocefisso”, con la partecipazione di esponenti del Governo e della cultura cattolica, in vista della decisione della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla revisione della sentenza, proposta da parte italiana, sulla questione dell’esposizione del crocifisso negli uffici e scuole pubbliche. Nell’imminenza di tale decisione, il Presidente Zucchelli ha chiesto al Capo dello Stato una riflessione su quale sia il valore attribuito al Crocefisso ed ai valori cristiani nella nostra società da parte dei credenti e non credenti.
Questa la risposta del Presidente Napolitano:
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Il 21 giugno 2010 ho tenuto una relazione su su “Trapianti da cadavere: legislazioni a confronto”, alla 1a Assemblea della Società Italiana di Medicina Gestionale dei Trapianti (SIMGeT).
Ecco i supporti visivi utilizzati: simget-210610.pdf
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Il 25 giugno 2010 ho tenuto a Basiglio una conferenza su “Quando si muore?”.
Ecco il manifesto dell’evento: basiglio-quando-si-muore.pdf
Ed ecco i supporti visivi utilizzati: quando-si-muore-basiglio-250610.pdf
Ecco una sintesi:
Quando si muore?
La morte è stata sempre la fonte delle domande più radicali che l’uomo si pone: che senso ha vivere se si muore? perché si deve morire? c’è vita dopo la morte?
Le religioni, ma anche le filosofie, sono in misura significativa dei tentativi di rispondere a queste domande.
Accanto a queste domande eterne e sempre attuali, negli ultimi decenni si è posta una nuova domanda attorno alla morte: quando si muore?
In tutta la precedente storia dell’uomo questa domanda non era affatto problematica. Era chiaro che si moriva quando si esalava l’ultimo respiro e il cuore cessava di battere.
Grazie agli straordinari progressi della medicina, soprattuto delle tecniche di rianimazione, il confine tra la vita e la morte si è fatto più difficile da determinare.
E’ addirittura lo stesso concetto di morte ad essere in discussione.
A partire dal 1968 accanto alla morte cardiaca (la morte “tradizionale”) quasi tutti gli ordinamenti giuridici hanno adottato il concetto di “morte encefalica”: si è morti quanto l’encefalo ha cessato in modo irreversibile tutte le sue funzioni.
Quindi abbiamo il fenomeno, fondato sulla scienza e sul diritto, ma che contrasta con idee millenarie, secondo cui si può essere morti anche se il cuore, con l’aiuto di macchine, continua a battere.
Ma più in generale in tutto il mondo è ancora viva la discussione su quando si muoia “veramente”. Ad esempio, alcuni bioeticisti minoritari ritengono che sia sufficiente la cessazione delle attività superiori dell’encefalo connesse alla coscienza perché un soggetto possa essere dichiarato morto (c.d. “morte corticale”), altri bioeticisti, ancora più minoritari, ritengono, all’opposto, che si debba tornare al concetto tradizionale di morte cardiaca non giudicando “vera” morte quella cerebrale.
Oltre al concetto di morte, sono problematici anche i criteri per accertare la morte. Ad es. è problematico per quanti minuti il cuore debba cessare di battere: 20, 10 o bastano 5?
Tutte queste domande sono di grande attualità perché si intrecciano con la questione dei trapianti: quando una persona diventa cadavere e, quindi, potenziale donatore?
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Giampaolo Azzoni

In occasione della prima assemblea della SIMGeT (Società Italiana Medicina Gestionale dei Trapianti) si terrà un incontro interdisciplinare sulle questioni coinvolte dal tema dei trapianti.
Ecco il programma: programma1.pdf
La Società Italiana di Medicina Gestionale dei Trapianti (SIMGeT) è una società scientifica costituita in Pavia nel 2009 da cinque soci fondatori.
I soci fondatori sono: Riccardo Bosco (Torino), Paolo Geraci (Pavia), Sara Mascarin (Treviso), Gianrenato Riccioni (Macerata), Antonella Spada (Messina).
Si propone come una associazione di medici che fanno parte della Rete Nazionale Trapianti, il sistema integrato nazionale di donazione e trapianto, con ruoli e competenze diversi, prevalentemente dalla parte della donazione.
La donazione e il donatore stanno al centro dell’interesse di tali medici, soprattutto da un punto di vista clinico internistico, organizzativo e umano.
Poiché il fine della donazione è il trapianto, questo non è estraneo alla loro competenza, ma viene considerato come il punto di arrivo e di inizio di due percorsi, l’uno legato (in molti casi) a una vita che si spegne, l’altro a una nuova vita che si accende. Il primo, indispensabile perché si realizzi il secondo, consiste nel reperimento di organi e tessuti (il cosiddetto “procurement”). Il secondo, dopo il trapianto, consiste nel follow-up dei pazienti trapiantati ed è preceduto dalla gestione degli stessi pazienti in attesa di trapianto.
Di entrambi si occupano questi medici affiancati, in un sistema complesso, da colleghi di varie specialità, da infermieri e tecnici sanitari, biologi e psicologi; non solo, ma anche supportati da cultori di materie giuridiche, economiche e umanistiche, esperti di comunicazione e di giornalismo.
Di tutte queste persone la SIMGeT vuole diventare la casa virtuale.
Fonte della foto.
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Giampaolo Azzoni
Articolo del “Corriere della Sera” (06.06.2010): panebianco.pdf
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Giampaolo Azzoni
Il Sottosegretario alla Salute On. Eugenia Roccella ha presentato il 7 giugno 2010 presso l’Auditorium del Ministero il Libro Bianco sugli stati vegetativi e di minima coscienza. Sono intervenuti il prof. Gianluigi Gigli, coordinatore della Commissione ministeriale sugli Stati Vegetativi, Fulvio De Nigris, Presidente dell’associazione “Gli amici di Luca”, Paolo Fogar, presidente della Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico (Fnatc), Rosaria Elefante, coordinatrice dell’associazione Vita vegetativa (Vi.ve).
Il libro bianco, formulato in maniera condivisa dalle associazioni, serve per contribuire a comprendere la realtà delle persone in stato vegetativo e di minima coscienza; una condizione particolare che si differenzia dal coma e che mette in evidenza i bisogni delle famiglie che vivono la condizione di una persona gravemente disabile.
Libro bianco sugli stati vegetativi e di minima coscienza - Sintesi per la stampa: librro_bianco_stati_vegetativi_sintesi.pdf
Sintesi documento conclusivo del Gruppo di lavoro sullo stato vegetativo e di minima coscienza: c_17_minpag_609_documenti_documento_3_fileallegatodoc.pdf
Articolo di P. Ciociola (”Avvenire”, 08.06.2010): ciociola.pdf
Articolo di A. Custodero (”Repubblica”, 08.06.2010): custodero.pdf
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Giampaolo Azzoni
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San Tommaso d’Aquino
Cari fratelli e sorelle,
dopo alcune catechesi sul sacerdozio e i miei ultimi viaggi, ritorniamo oggi al nostro tema principale, alla meditazione cioè di alcuni grandi pensatori del Medio Evo. Avevamo visto ultimamente la grande figura di san Bonaventura, francescano, e oggi vorrei parlare di colui che la Chiesa chiama ilDoctor communis: cioè san Tommaso d’Aquino. Il mio venerato Predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, nella sua Enciclica Fides et ratio ha ricordato che san Tommaso “è sempre stato proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia” (n. 43). Non sorprende che, dopo sant’Agostino, tra gli scrittori ecclesiastici menzionati nel Catechismo della Chiesa Cattolica, san Tommaso venga citato più di ogni altro, per ben sessantuno volte! Egli è stato chiamato anche il Doctor Angelicus, forse per le sue virtù, in particolare la sublimità del pensiero e la purezza della vita.
Tommaso nacque tra il 1224 e il 1225 nel castello che la sua famiglia, nobile e facoltosa, possedeva a Roccasecca, nei pressi di Aquino, vicino alla celebre abbazia di Montecassino, dove fu inviato dai genitori per ricevere i primi elementi della sua istruzione. Qualche anno dopo si trasferì nella capitale del Regno di Sicilia, Napoli, dove Federico II aveva fondato una prestigiosa Università. In essa veniva insegnato, senza le limitazioni vigenti altrove, il pensiero del filosofo greco Aristotele, al quale il giovane Tommaso venne introdotto, e di cui intuì subito il grande valore. Ma soprattutto, in quegli anni trascorsi a Napoli, nacque la sua vocazione domenicana. Tommaso fu infatti attratto dall’ideale dell’Ordine fondato non molti anni prima da san Domenico. Tuttavia, quando rivestì l’abito domenicano, la sua famiglia si oppose a questa scelta, ed egli fu costretto a lasciare il convento e a trascorrere qualche tempo in famiglia.
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Giampaolo Azzoni

Grazie alla cortesia di Francesco Totaro, è qui disponibile il suo articolo “Multiculturalismo tra riconoscimento e rispetto”, in corso di pubblicazione nel n. 2 del 2010 dei “Quaderni per il dialogo e la pace” del “Centro Ecumenico Europeo per la Pace” di Milano: multiculturalita.pdf
Ecco le pregnanti righe conclusive: “Ma chi potrebbe scindere la carità dalla verità? Piuttosto, ciò che si richiede è l’essere convinti che la manifestazione della verità è affidata a una ricerca plurale. Al vero si accede da più prospettive. Il prospettivismo veritativo può accreditare le intenzioni di verità nella differenza della loro espressione. Su questa via il tempo della condizione multiculturale assume la valenza di tempo opportuno per la convergenza al vero dei punti di vista molteplici. Invece di puntare sulla carità senza verità, occorre mirare alla verità nella carità, che è complementare all’innesto della carità nella verità.”
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Giampaolo Azzoni

La Società Italiana di Farmacologia organizza una interessante giornata su: “Malattia di Alzheimer dalla complessità clinica alla terapia razionale”: iii-giornata-monotematica-sif.pdf
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Giampaolo Azzoni
Nel sito dell’Aiart sono stati riportati gli atti del convegno “Le malattie mediali”, organizzato dalla presidenza nazionale dell’Aiart e dall’Università La Sapienza a Roma il 26 Maggio 2010.
L’incontro ha fornito alcune informazioni generali sul rapporto tra i media (Tv, Radio, Telefonia mobile, Videotelefonia, Internet, Videogiochi ecc.) e la salute delle persone, in particolar modo dei minori.
I relatori hanno richiamato l’attenzione degli utenti dei mezzi mediali sulle conseguenze che l’uso distorto e/o eccessivo dei media può causare alla salute.
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Giampaolo Azzoni

L’incontro avrà luogo presso lo Spazio Forum della libreria Egea (Via Bocconi 8 - Milano). Interverranno Carlo Lottieri (Istituto Bruno Leoni e Università di Siena), Stefano Moroni (Politecnico di Milano) e Marco Romano (Consiglio superiore del Ministero dei Beni culturali).
“La città volontaria” mostra come, contrariamente a quanto siamo stati abituati a ritenere, nel passato, tutta una serie di attività umane (dalla sicurezza alla gestione del territorio, dalla costruzione delle strade all’istruzione, e via dicendo) non è stata svolta necessariamente dallo Stato. Anzi, come viene mostrato nel libro, ogni settore in cui oggi i poteri pubblici si sono insediati togliendo spazio alla società civile ha conosciuto, in determinati periodi storici, un’ampia fioritura di iniziative di mercato: orientate al profitto oppure no, di carattere imprenditoriale o associativo.
“Beni pubblici e comunità private” mette invece in evidenza come, soprattutto negli Stati Uniti, siano nate negli ultimi anni esperienze abitative che in parte recuperano quagli spazi che gli Stati moderni hanno tolto alla società civile. Le cosiddette “comunità private” sono infatti organizzazioni che forniscono autonomamente (senza l’intervento dei poteri pubblici) alcuni servizi che, convenzionalmente, non vengono erogati dai privati.
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Giampaolo Azzoni

In margine alla recente pubblicazione del saggio di Dario Antiseri “Laicità. Le sue radici, le sue ragioni” (Rubbettino, pagg. 86, euro 14), un testo che affronta alcuni temi-chiave della riflessione del filosofo cattolico (dalle funzioni dell’economia di mercato ai vantaggi e pericoli della globalizzazione, dal significato di laicità ai rapporti tra Europa e cristianesimo), “il Giornale” del 31.05.10 ha ospitato un dibattito tra lo stesso Antiseri e Carlo Lottieri- entrambi filosofi liberali - sulla questione del relativismo nei suoi rapporti con la fede e con la democrazia, altro «nodo» cruciale che si tenta di sciogliere nel saggio suddetto.
Ecco l’intervento di Dario Antiseri: antiseri.pdf
Ed ecco l’intervento di Carlo Lottieri: lottieri.pdf
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Giampaolo Azzoni

Presentazione a Roma il 26 maggio 2010: depliant-presentazione-libro-3-5-10.pdf
Ecco di seguito la cronaca fattane da Mariaelena Finessi per Zenit:
ROMA, lunedì, 31 maggio 2010 (ZENIT.org).- Dopo un’infanzia trascorsa tra i più poveri, una convinzione si è radicata in padre Joseph Wresinski: nel cuore del cristianesimo vi è lo sguardo rivolto verso il più miserabile, «laddove il più disprezzato tra gli uomini è dimenticato, l’umanità è annullata, la Chiesa assente, Cristo schernito». Nel libro-intervista “I poveri sono la Chiesa. Una conversazione tra Padre Joseph Wresinski e Gilles Anouil” (Jaca Book) - presentato il 26 maggio a Roma, presso la sede della Civiltà Cattolica - v’è racchiuso il messaggio di un sacerdote che con la sua vita fa toccare con mano fino a che punto è possibile ignorare l’esistenza e le dimensioni del fenomeno della miseria.
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Giampaolo Azzoni

Il 3 giugno 2010 ho tenuto una lezione su “Le normative in vigore nelle sperimentazioni cliniche” al Master di I livello in “Nursing di ricerca” dell’Università di Pavia in collaborazione con la “Clinica ematologica” della Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo.
Ecco i supporti visivi che ho utilizzato: master-nursing-di-ricerca.pdf
Fonte della foto.
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Giampaolo Azzoni

Sul sito “Persona e danno” è stato pubblicato il seguente interessante saggio di Luciano Sesta: sesta.pdf
Ecco l’incipit:
L’acceso dibattito sul disegno di legge “Calabrò”, attualmente in discussione alla Camera, sta dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come le problematiche che ruotano intorno al c.d. tema del “fine vita” siano numerose ed estremamente complesse. Nonostante ciò, mi sembra che si possa isolare una questione che consenta di abbracciare tutte le altre con uno sguardo d’insieme, fornendo, nei limiti del possibile, anche un criterio di lettura dei diversi problemi coinvolti nel dibattito. Mi riferisco alla questione dello “stato vegetativo” (SV), che è forse quella decisiva nelle attuali discussioni sul “fine vita”. E non solo perché tali discussioni si sono radicalizzate in occasione del caso Englaro, in cui, come è risaputo, si trattava di una paziente in SV, ma anche perché è proprio allo SV che si pensa quando si discute del c.d. “biotestamento”. La condizione in vista della quale il cittadino potrà redigere le sue dichiarazioni anticipate di trattamento, infatti, è quella di un’eventuale futura incapacità di intendere e di volere. Un’incapacità che, pur essendo presente anche in condizioni che non sono assimilabili, dal punto di vista clinico, allo SV, trova in quest’ultimo la sua espressione più drammatica e dolorosa
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Giampaolo Azzoni

Segnalo un importante convegno che si tiene a Rovigo il 3 e il 4 giugno 2010: programma.pdf
Queste le domande attorno a cui si organizza il progetto a cui il convegno è dedicato:
“Les normes juridiques et techniques existantes sont-elles suffisantes pour prendre en compte de manière adéquate les spécificités des nano-produits?
Après la création de nouvelles normes techniques spécialisées, assistera-t-on à l’élaboration d’une réglementation juridique spéciale?
L’articulation entre normes techniques et normes juridiques dans ce domaine permettra-t-elle de prendre en charge de manière satisfaisante les risques qui pourraient découler d’un développement massif des nano-produits ?”
Fonte della foto.
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