
Novembre 30th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Pubblicato su “Europa” (29.11.07)
BIOETICA La babelica confusione del dibattito italiano
Quei principi laici «non negoziabili
Nel nostro paese manca un metodo di discussione condiviso. Nel difendere una tesi, per esempio sull’eutanasia, si confondono un approccio “identitario” e uno “pubblico
ROBERTO MORDACCI *
Uno dei problemi della bioetica italiana è la mancanza di un metodo di discussione condiviso. Nel difendere una tesi, per esempio sull’eutanasia, si fronteggiano due modalità diverse: un approccio “identitario” e uno “pubblico”. Il primo tende a presentare una certa prospettiva culturale come vera e quindi a convincere dell’inaccettabilità delle avversarie. Il secondo tende a proporre tesi basate su un’idea di ciò che nella vita civile va comunque tutelato, anche a partire da concezioni diverse.
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Novembre 30th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Non posso tacere il mio entusiasmo per il fatto che nell’ultima enciclica il Santo Padre utilizzi per ben tre volte il concetto di performativo (§§2; 4; 10):
“Nel nostro linguaggio si direbbe: il messaggio cristiano non era solo « informativo », ma « performativo ». Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova.
“Prima di affrontare la domanda se l’incontro con quel Dio che in Cristo ci ha mostrato il suo Volto e aperto il suo Cuore possa essere anche per noi non solo « informativo », ma anche « performativo », vale a dire se possa trasformare la nostra vita così da farci sentire redenti mediante la speranza che esso esprime, torniamo ancora alla Chiesa primitiva.”
“Tuttavia dobbiamo adesso domandarci esplicitamente: la fede cristiana è anche per noi oggi una speranza che trasforma e sorregge la nostra vita? È essa per noi « performativa » – un messaggio che plasma in modo nuovo la vita stessa, o è ormai soltanto « informazione » che, nel frattempo, abbiamo accantonata e che ci sembra superata da informazioni più recenti?”
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Novembre 30th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Su “Repubblica” di oggi (30.11.2007)
Habermas su Repubblica
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Novembre 29th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Una collega di Medicina mi ha segnalato questo documento (che mi sembra problematico, ma interessante), elaborato dal Consiglio Direttivo e dalla Commissione di Bioetica della Società Italiana di Nutrizione Parenterale ed Enterale (SINPE): sinpe.pdf
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Novembre 29th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Questo è quanto scritto in un editoriale dell’ultimo fascicolo (uscito oggi 29.11: n. 7170) di “Nature” intitolato “An Inconvenient Truth”.
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Novembre 29th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Segnalo lettera interessante pubblicata su “Il Riformista” di oggi (29.11.07):
Lettera Bassoli
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Novembre 28th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Segnalo un interessante e recentissimo rapporto della “British Medical Association”.
Qui l’intero rapporto
Ed ecco una sintesi:
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Novembre 28th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Ecco l’articolo pubblicato su “Avvenire” il 27.11.07, p. 2
Manifesto nuovo. No, anzi, vecchietto
E’ un paradosso, ma non è certo per la sua novità che merita attenzione il “Nuovo” Manifesto di Bioetica Laica, che è stato presentato a Torino nel Salone della Casa Valdese il 25 novembre. Le argomentazioni su cui esso si fonda, infatti, sono quelle, obbiettivamente un po’ vecchiotte, di una cultura laicista, che sembra essersi fermata alla lettura degli illuministi francesi e anglosassoni: tutto quanto è venuto dopo (il kantismo, l’idealismo, il marxismo, il personalismo e la tradizione del pensiero politico cattolico, il comunitarismo, il neocontrattualismo, le provocazioni di Habermas, ecc. ecc.) per i firmatari del Manifesto è come se non sia mai esistito.
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Novembre 27th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Ecco il testo dell’intervento di Stefano Semplici pubblicato su http://benecomune.net/
La bioetica dei manifesti
Stefano Semplici - 27/11/2007
Il 25 novembre, con un Convegno a Torino, è stato presentato il «Nuovo manifesto di bioetica laica». Nuovo, probabilmente, per distinguerlo da quello che, con analoghe intenzioni e con lo stesso titolo, era stato proposto nel 1996.
Fra i firmatari molti docenti universitari e Mario Riccio, l’anestesista che aveva “staccato” il respiratore di Piergiorgio Welby. La prima sensazione è quella che in bioetica il dialogo, almeno per alcuni, sia davvero impossibile. La laicità, più che come atteggiamento e metodo, è intesa come un’appartenenza che profila con nettezza un avversario – le «organizzazioni religiose» che «pretendono di imporre i propri orientamenti a tutti» – e squaderna il vocabolario con cui giudicarlo: attentati ai diritti, tabù, chiusure, ideologia, dogmatismo. Insomma: il pensare dell’altro che non è un pensare diverso, ma semplicemente un pensare male.
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Novembre 26th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Video dei 3 interventi di D’Agostino alla tavola rotonda su “Il testamento biologico: le proposte di legge, il dibattito in Italia” nell’ambito del Festival della Scienza (Genova, 25 ottobre - 6 novembre 2007).
1° intervento:
http://www.radioradicale.it/modules/archivio/playmedia.php?IdIntervento=2172235&m=47
2° intervento:
http://www.radioradicale.it/modules/archivio/playmedia.php?IdIntervento=2172238&m=47
3° intervento:
http://www.radioradicale.it/modules/archivio/playmedia.php?IdIntervento=2172243&m=47
Commento sul termine ‘testamento biologico’: credo anch’io che forse sarebbe meglio evitare questo termine perche’ potrebbe suggerire l’idea che si tratti effettivamente di un testamento e quindi il corpo e la vita siano dei beni patrimoniali o, comunque, disponibili come i beni patrimoniali. Tutto sommato, il burocratico ‘direttive anticipate di trattamento’ mi sembra preferibile.
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Novembre 25th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
L’Arcivescovo di Bologna ha aperto il 23.11.07 l’a.a. dell’Universita’ Europea di Roma con una prolusione su “La responsabilità sociale dell’impresa: schizzo etico”.
Dunque la RSI continua ad essere attuale, anche se ancora molto discussa (ad es. vedi l’ultimo libro di Robert Reich).
(Sulla RSI sto tenendo un corso al Master MEDEA di “Eni Corporate University”)
Qui la sintesi della prolusione del Card. Caffarra fatta da Zenit:
http://www.zenit.org/article-12639?l=italian
gpa
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Novembre 25th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Video di uno studio scenico di Antigone, seguito da una lezione di Franco Cordero (La Sapienza, 23.11.07):
http://www.radioradicale.it/scheda/240993/antigone
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Novembre 24th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Questa e’ la tesi (problematica) espressa da Michael Sandel in un’intervista del 17.11.07 ad una rivista polacca (http://www.gazetawyborcza.pl/1,76498,4681309.html):
Discussions about values and morals are part of life in a democracy but compromises are not always possible, philosopher Michael Sandel tells his interviewer. “No society is capable of forging consensus on moral issues. In democracies the majority turns the balance of opinion, but in public debates the majority must take the moral or religious perspectives of others seriously. The most important thing is that the system remains open.” Sandel assumes that in the abortion debate, for example, the two moral positions are irreconcilable. A number of politicians here “are attempting to convince people of their ideological neutrality instead of talking about values. To pretend that real differences and conflicts don’t exist is often worse than free and open debate.”
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Novembre 24th, 2007 by

editore
1. Bene della persona, bene comune, bene pubblico
Prendo lo spunto da un quesito posto di recente in una trasmissione radiofonica (sono intervenuti Rusconi, Scalfaro, Scola, Severino: quest’ultimo convinto che il cristianesimo sfoci inevitabilmente nella teocrazia politica) la quale intendeva affrontare il tema del rapporto tra laicità e religione (cattolica): “Può un cattolico essere laico e, viceversa, può un laico essere cattolico”?
La domanda, quanto alla prima parte, si presta a essere formulata in termini più ‘istruiti’: può un cattolico far propri i connotati universalistici – nel senso del più elevato riconoscimento possibile da parte di tutti – richiesti a un’etica che voglia essere pubblica e, quindi, tenere conto anche di posizioni differenti o, talvolta, contrastanti? La risposta esige allora anzitutto un abbozzo di riflessione sul nesso tra “universalismo” ed “etica pubblica”.
E’ opinione diffusa o consolidata che l’etica pubblica sia vincolata al requisito di essere universale o di valere per tutti. Questa connotazione riguarda sia l’aspetto delle procedure e delle regole da rispettare nel rapporto degli uni verso gli altri all’interno di un contesto di convivenza comune, sia l’aspetto dei beni che devono essere riconosciuti a chiunque proprio per il fatto di appartenere a una condizione condivisa senza preclusioni (o, come si dice, senza discriminazioni dovute a differenze di sesso, di religione, di razza ecc.).
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Novembre 20th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Come giustamente mi ha segnalato il Prof. Vigna, il file della Sentenza Welby non era corretto (non si visualizzava correttamente).
Scusandomi, rinvio dunque il file (che spero) corretto.
sentenza-welby.doc
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Novembre 17th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Per chi fosse interessato, ecco il testo dell’importanza sentenza della Corte di Cassazione.
Sentenza Englaro: cassazione-civile-21748.doc
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Novembre 16th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Si terra’ a Pavia il 57° Congresso nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani (7-9 dicembre 2007).
Qui il programma:
http://www.ugcpavia.it/locandine/convegno_nazionale_pv/UGCI_loc.pdf
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Novembre 16th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Giro articolo pubblicato su “The Times Literary Supplement” del 31 ottobre 2007
“Religion does not have access to absolute proof of its beliefs but, on careful analysis, nor does science. ”
The truth in religion
Substituting science for religion is like swapping a series of case-notes on senile dementia for King Lear
John Polkinghorne
John Cornwell
DARWIN’S ANGEL
An angelic riposte to The God Delusion
171pp. Profile Books. £10.99
978 1 84668 048 9
John Humphrys
IN GOD WE DOUBT
Confessions of a failed atheist
323pp. Hodder and Stoughton. £18.99.
978 0 340 95126 2
Religious belief is currently under heavy fire. Books by Richard Dawkins, Christopher Hitchens and others tell us that religion is a corrupting delusion. Despite their assertions of the rationality of atheism, the style of their onslaughts has been strongly polemical and rhetorical, rather than reasonably argued. Historical evidence is selectively surveyed. Attention is focused on inquisitions and crusades, while the significance of Hitler and Stalin is downplayed. Believers in young-earth creationism are presented as if they were typical of religious people in general. The two books under review aim to make a more temperate contribution to the debate.
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Novembre 10th, 2007 by

admin
Si comunica che sul sito del Centro di Etica Generale e Applicata (CEGA) sono stati raccolti i documenti pubblicati sul blog (articoli, lettere, ecc.) relativi al “Manifesto di Bioetica” dello scorso 18 settembre.
I documenti, in formato pdf, sono “pubblici” e reperibili al seguente link.
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Novembre 4th, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Pubblicato sull’”Osservatore Romano” del 04.11.07
Sulla legge naturale
Il paradosso dei diritti umani
di Francesco D’Agostino
Negli anni Sessanta, il dibattito sul diritto naturale era acceso e vivace. Si era tutti segnati da esperienze storiche fondamentali: in negativo dalle disumane e cruente esperienze dei grandi totalitarismi (che per alcuni intellettuali si limitavano solo a quelle nazifasciste), in positivo dall’approvazione della grande Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, non a torto ritenuta un vero e proprio evento storico (tranne che da Benedetto Croce, che con una insensibilità storica straordinaria, pari alla sua straordinaria intelligenza filosofica, non riuscì a percepirne che il carattere di estremo rigurgito dell’illuminismo settecentesco). Non che mancassero, negli anni Sessanta, gli anti-giusnaturalisti; ma anche i più illustri tra loro - per esempio, Norberto Bobbio - lo erano secundum quid. Bobbio, infatti, come giurista si professava positivista quanto al metodo, ma giusnaturalista quanto all’ “ideologia”: egli cioè non riteneva che si potesse ridurre la giustizia alla volontà arbitraria del legislatore, ma era un accanito difensore dei diritti umani, la cui matrice giusnaturalista di certo non gli sfuggiva.
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Novembre 3rd, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Altri hanno fatto l’analogia tra Tommaso e Rawls che ho presentato nell’articolo su “Avvenire“:
Daniel DiLeo, “Thomas Aquinas and the Overlapping Consensus”, 2007:
“Aquinas’ notion of political virtue anticipates Rawls’ overlapping consensus.”.
pdf dell’intero articolo: http://www.house.state.pa.us/CJPS/documents/volume_13/volume_13_article_1.pdf
versione in word:
http://www.personal.psu.edu/faculty/d/x/dxd22/Aquinas.htm
gpa
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Novembre 2nd, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Università degli studi di Genova
Dipartimento di Filosofia
Sezione di storia delle idee e filosofia della cultura
Lunedì 12 novembre 2007 ore 15.30
Russell Hittinger
University of Tulsa
Natural Law still relevant today?
Sala della Biblioteca di Filosofia - Via Balbi 4
Il testo in inglese della lezione e un ampio riassunto in italiano si trovano al seguente indirizzo
http://www.dif.unige.it/dot/did/
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Novembre 2nd, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Pubblicato su “Avvenire” del 02.11.07
Tratto da: “Seconda navigazione. Annuario di filosofia 2007″
Il cannibale e la libertà
Se non esiste il riconoscimento di una comune e intangibile natura umana, allora nessun limite è sicuro e tutto è permesso: anche l’uccisione di un essere consenziente. L’analisi del filosofo tedesco Spaemann
«La politica e il diritto devono partire sempre da una valutazione dei veri interessi degli individui come criterio di giudizio. L’assoluto liberalismo dia spazi a nuove tutele da parte dello Stato»
DI ROBERT SPAEMANN
Non esiste un’etica senza fondamento metafisico. Ci si può rendere facilmente conto di ciò prendendo l’esempio del solipsismo: se il solipsismo è vero, allora non c’è alcun obbligo morale nei confronti di nessuno. Solo se c’è un essere autonomo l’agire ha una dimensione morale, e solo se l’essere si manifesta in una natura umana la dignità umana può essere rispettata.
In caso contrario varrebbe senza limitazioni il principio «volenti non fit iniura» e non ci sarebbero obiezioni morali nei confronti del cannibale di Rotenburg, che ha ucciso spietatamente e mangiato un’altra persona con il suo consenso. Sicuramente per l’essere umano la sua natura può essere normativa solo se la natura stessa viene intesa come cifra della volontà divina, altrimenti vale la frase di Dostojevski: «Se Dio non esiste, allora tutto è permesso».
La politica moderna non è più orientata, come quella aristotelica, all’eudaimonia, a una definizione interiore di felicità. Hobbes considera l’uomo come essere che non è affatto capace di raggiungere la felicità ma che «procede di desiderio in desiderio». La costituzione americana non garantisce la felicità ma la ricerca della felicità ( pursuit of happines), e ciò che la politica è in grado di fare è proteggere l’uomo dalla violenza di altri uomini. Inoltre, come diceva Federico II di Prussia, «ognuno può vivere a modo suo».
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Novembre 2nd, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Video dell’intervento di Giampaolo Azzoni al “Festival dei Saperi” (Pavia, 08.09.07):
http://www.unipv.it/cim/azzoninewmedia.html
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Novembre 1st, 2007 by

Giampaolo Azzoni
Pubblicato su “Avvenire” del 1° novembre 2007.
“Valori universali & società plurale: una sintesi c’è”
“È possibile pensare la città come uno spazio in cui vi sono differenti convinzioni e pratiche di vita ma dove possono ancora prodursi convergenze di alto profilo anche su questioni bioetiche“
Credo che nel caso del “Manifesto per la bioetica” non si debba fare il proverbiale errore di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Una certa angolatura politica di parte, una eccessiva ambiguità o le omissioni giustamente denunciate da Francesco D’Agostino (Avvenire, 27.09) non devono oscurare i contenuti di verità che il “Manifesto” contiene.
Innanzitutto, mi sembra importante la tensione etica che guida il “Manifesto” e che io leggo in termini di un rifiuto ad accettare come un dato inevitabile l’esito post-moderno di una società risolta in particolarismi tra loro confliggenti. Scenario nel quale i cristiani sono irrimediabilmente una parte che non può che affidare l’effettività della sua proposta valoriale a contingenti e sempre precarie configurazioni politiche. La prospettiva del “Manifesto” è invece quella di pensare la città come uno spazio in cui vi sono pluralismi valoriali e differenti pratiche di vita, ma in cui possono ancora prodursi convergenze ad alto tasso di universalità, pure in questioni complesse come quelle bioetiche.
Ma come è possibile produrre universalismo in una molteplicità che può sembrare disperante?
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