Prefazione di Bruno Romano. – Nota . – Sez. I. – I. Realismo fenomenologico e formalismo giuridico: storia, evoluzione e prodromi della Grundnorm. – II. La fenomenologia del diritto nel pensiero di Edith Stein. – III. La ‘giuridicità’. – Sez. II. – I. Fenomenologia del diritto, Stato di diritto, attività legislativa. – II. Lo Stato legislatore. – III. Atti giuridici, attività statale. – Sez. III: L’Einfühlung come a priori della giuridicità. – I. La struttura dell’empatia e la questione della comunità giuridica. – II. Diritto ed empatia, analisi e confronti. – III. Realismo fenomenologico ed atto empatico. – Riflessioni conclusive. – Sez. IV: La donna soggetto di diritto. – I. La donna: ‘questione femminile’ e diritti. – II. Conclusioni. La posizione giuridica della donna tra modernità e tradizione. – Bibliografia delle opere discusse e consultate.
In occasione del 70º anniversario della morte di santa Teresa Benedetta della Croce (1942-2012), e nel 90º compleanno di Sr. Maria Amata Neyer, responsabile dell’Edith-Stein-Archiv presso il Carmelo di Colonia, è uscito il seguente volume:
F. Alfieri, Die Rezeption Edith Steins. Internationale Edith-Stein-Bibliographie 1942 – 2012. Festgabe für M. Amata Neyer OCD, Vorwort von U. Dobhan OCD, Geleitwort von H.-B. Gerl-Falkovitz – A. Ales Bello, Einführung von F. Alfieri OFM, Echter Verlag GmbH, Würzburg 2012, pp. 516. [ISBN 978-3-429-03519-8]
Il costo del volume è di € 40,00.
Può essere ordinato presso la echter Verlag: vertrieb@echter.de
Numero monografico (n. 5/2010) di «Rocinante. Rivista di filosofia iberica e iberoamericana» (Le Cáriti Editore 2011) dedicato a Xavier Zubiri (a cura di A. Mascolo e M.L. Mollo):
Diego Gracia, Zubiri en su contexto. O la difícil tarea de hacer metafísica a la altura del siglo XX
Antonio González, La reflexión de Zubiri sobre la técnica
Víctor Manuel Tirado, La dimensión estética de la realidad. ¿Cómo puede pensarse lo estético desde Zubiri?
Óscar Barroso, I fatti e la loro descrizione. A proposito del metodo fenomenologico in Zubiri
Giuseppe Cacciatore, Vita e storia tra Zubiri e Dilthey
Pio Colonnello, Rileggendo il nesso sentire/comprendere in Intelligenza senziente di Xavier Zubiri
Armando Mascolo, Angoscia e speranza: le “fonti spirituali” del realismo di Xavier Zubiri
María Lida Mollo, Tastare la realtà senza brancolare nel buio. L’antidoto zubiriano all’ontofobia
Paolo Ponzio, El problema de la verdad en la “inteligencia de la actualidad” de Xavier Zubiri
Stefano Santasilia, Re(a)ligación: il radicamento del conoscere
Abstract: “Although legal obligations tend to be secured by contract, there are obligations to live in proximity with others we never chose and between whom no explicit legal obligations pertain. This happens not only within nation-states when we consider the obligations of states toward the undocumented, but also in those areas of the world, including Israel/Palestine where continuing colonial rule produces a proximity and intermixing for which there is as yet no adequate political form. How might we make use of the resources of ethical philosophy (Levinas, Arendt, Said) to consider the obligations that emerge from unchosen proximity, and how might we rethink our political norms on the basis of such obligations?”
Giorgio Agamben, “Je le veux, je l’ordonne. Archéologie du commandement et de la volonté”, Université Paris 8, 18 febbraio 2011.
Il seguito in altri video su YouTube.
È online il fascicolo della rivista “Fogli di filosofia”, dal titolo “Archeologia non concettuale”, a cura di Giuseppe Di Salvatore. Il fascicolo raccoglie i contributi delle tre giornate di studio organizzate dal curatore nel marzo 2009 nel quadro delle attività del Dottorato in Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata. “Archeologia non concettuale” indaga sugli elementi e le forme del non concettuale nella filosofia moderna da Vico a Wittgenstein, così costituendo anche un contributo inedito al dibattito contemporaneo sul contenuto non concettuale.
Oltre a una Prefazione del curatore, si trovano contributi di Javier Bassas Vila (Husserl), Jocelyn Benoist (Frege), Federico Boccaccini (Brentano), Pierpaolo Ciccarelli (Vico), Francesca De Vecchi (Reinach), Giuseppe Di Salvatore (Bühler), Chiara Fabbrizi (Kant), Federico Ferraguto (Fichte), Gualtiero Lorini (Kant), Chiara Pastorini (Wittgenstein), Alessandro Salice (Meinong).
Claude Romano, “Il possibile e l’evento. Introduzione all’ermeneutica evenemenziale”, a cura di Carla Canullo, Mimesis, Milano 2010.
Un nuovo inizio di fenomenologia ed ermeneutica è ancora possibile? È ancora possibile porre di nuovo questioni di fenomenologia ed ermeneutica dopo lo sviluppo che hanno conosciuto nel secolo scorso? È possibile iniziare di nuovo a porre questioni che le pongano in questione? I testi di Claude Romano qui presentati, e in generale la sua opera, sono una risposta affermativa a questa domanda: un nuovo inizio di fenomenologia ed ermeneutica è possibile nell’“ermeneutica evenemenziale”, l’ermeneutica che “interpreta” colui al quale l’evento si rivolge e indirizza coniandone il nome, l’advenant, l’adveniente. Risposta affermativa ad una domanda che si pone nel riconoscimento dell’originalità e novità di questo pensiero, fiorito nella ripresa – francese, sebbene non solo – di questioni husserliane e heideggeriane, ma anche acuto interlocutore di tanti altri autori.
Claude Romano è Maître de Conférences all’università di Parigi-Sorbonne e membro degli Archivi Husserl di Parigi. È autore di due libri di fenomenologia dell’evento, L’événement et le monde (1998) e L’événement et le temps (1999), e di un saggio fenomenologico dedicato a Faulkner.
SPRING SCHOOL AND INTERNATIONAL CONFERENCE, June 7-9, 2011, San Raffaele University, Milan
The Research Unit “Person, social cognition and normativity” (Prin 2008) and the Centre of Research in Phenomenology and Sciences of the Person at San Raffaele University, Milan, organize an International Conference and a Spring School on
Il Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche con sede a Roma, affiliato a The World Phenomenology Institute (USA), presieduto dalla Prof.ssa Angela Ales Bello (Università Lateranense, Roma) e il Centro di Fenomenologia e Scienze della Vita, attivo presso l’Università degli Studi di Macerata - Dipartimento di Filosofia e Scienze umane, diretto dai Proff. Francesco Totaro e Daniela Verducci organizzano il “IV Convegno Internazionale di Fenomenologia” dal titolo: “Phenomenological Paths in Post-Modernity. A Comparison with the Phenomenology of Life of A.-T. Tymieniecka”, che si terrà il 13-14-15 gennaio 2011 presso l’Auditorium Antonianum (Viale Manzoni, 1 – Roma).
Video In this lecture, Jean-Luc Marion advances a phenomenological notion of sacrifice that is distinct from the notion of sacrifice typically discussed in Sociology or even Religious Studies. He argues that sacrifice restores the gift from the side of the givee, much as he has argued previously that forgiveness restores the gift from the side of the giver. He develops both notions within the framework of a phenomenology of givenness, advancing the thesis that sacrifice requires neither destruction, nor restitution, nor even exchange, and still less contract. Sacrifice surpasses all this because sacrifice does not arise as an economic notion (one that would make an economy of the gift), but rather from the gift itself. The function of sacrifice is only to permit acknowledgment of the giver and thereby the entire process of givenness, by reducing the given.
Gli atti giuridici sono atti formali. La vendita di una casa richiede la successiva trascrizione, la celebrazione di un matrimonio deve essere preceduta dalla pubblicazione, il testamento non può essere orale, ma solo scritto.
Nella storia del diritto sono ricorrenti le battaglie contro la forma, vista come inutile esteriorità, limite ad una volontà che potrebbe altrimenti attuarsi in modo più autentico e rapido (si pensi all’antiformalismo presente in gran parte del romanticismo). Ma è soprattutto nell’attuale configurazione valoriale e sociale che le forme giuridiche sono sfidate da una domanda di velocità (tempi brevi, sempre più brevi) e di semplificazione (requisiti ridotti, sempre più ridotti): il flusso delle pulsioni e degli scambi (di cui è parte preminente l’utilizzabilità degli avanzamenti tecnologici) non deve essere frenato dalle chiuse del diritto. Certamente c’è una verità anche in queste richieste: in ogni contesto si deve porre il problema di valutare l’adeguatezza teleologica delle forme giuridiche. Ma sarebbe fallace ritenere che tale adeguatezza si risolva nell’individuare la modalità apparentemente meno onerosa.
La forma infatti deve garantire la realtà dell’atto giuridico: cioè la possibilità per la volontà del soggetto di realizzarsi oltre l’atto dell’enunciazione (e le sue contingenze spazio-temporali) divenendo uno stato di cose normativo, vincolante, non eludibile. Questo è il senso metastorico della regola “ex nudo pacto actio non nascitur”: uno scambio di volontà informali non ha effetto oltre il momento in cui è avvenuto. Ed è ancora icastica la metafora, introdotta dai giuristi medievali, dei vestimenta pactorum necessari per rendere giuridicamente impegnativo un nudo patto.
La forma dell’atto giuridico è sempre eccedente rispetto alla manifestazione di volontà e, come tale, è sempre inutile; ma è solo attraverso questo inutile eccesso che la volontà del soggetto diviene oggettività giuridica. In questa prospettiva, una feconda ipotesi ermeneutica è quella di qualificare la forma nel diritto come un interstizio di II livello (cfr. Giovanni Gasparini, Interstizi: una sociologia della vita quotidiana, Roma, Carocci, 2002, p. 104). L’eccesso proprio della forma giuridica è infatti strutturalmente il medesimo che troviamo in concetti che sono tipici esempi di interstizi di II livello: il gioco (caratterizzato da disinteresse e separazione dalla vita ordinaria) in Johan Huizinga, la dépense (che va oltre il principio del pareggio dei conti) in Georges Bataille, il dono generoso (offerto con largesse) in Jean Starobinski. In tali eccessi l’eccesso è tale se misurato secondo il metro dell’utile immediato, ma acquisisce una sua profonda funzionalità se connesso alle condizioni attraverso cui l’uomo può diventare e restare tale.
L’eccesso della forma nel diritto, la sua apparente diseconomia, evidenziano come il fenomeno giuridico partecipi della cultura umana e sia pertanto irriducibile alle regolarità di un sistema naturale basato sul principio del minimo sforzo: la forma dell’atto giuridico preclude la riduzione del diritto a etologia o economia.
Intervista a Jean-Luc Marion di Joséphine Bataille (in “Avvenire”, 19.12.2010):
Ci tiene a non essere un filosofo mediatico. Jean-Luc Marion è un intellettuale di fama, riconosciuto internazionalmente. Un anno fa è stato ufficialmente accolto dall’Académie française e insediato nella poltrona del cardinale Jean Marie Lustiger, di cui fu amico e consigliere. Titolare della cattedra di metafisica alla Sorbona – succeduto a Emmanuel Lévinas, per lui uno dei massimi filosofi del ventesimo secolo – occupa all’università di Chicago quella che fu di Paul Ricoeur. Ci consegna la sua riflessione su Dio, la fede e la Chiesa.
Lévinas, Ricoeur, Lustiger: cosa evoca in lei questa imponente triplice successione?
«Cerco di non pensare a queste cose che un po’ mi spaventano, tanto più che non c’era nulla di premeditato. La mia vita è come m’immaginavo che sarebbe stata – ho sempre saputo che, grossomodo, avrei scritto libri di filosofia – eppure non avrei mai pensato che sarebbe andata in modo così istituzionalmente completo. Metto le mie opere una sopra l’altra, come si innalza un muro di mattoni; il resto è venuto ogni volta come un di più, quasi con facilità. Che si traducano i miei libri, che se ne scriva e che ciò crei un’immagine pubblica, non dico che mi sia del tutto indifferente ma in un certo senso non è più affar mio. Come se predisponessi le condizioni per uno sviluppo che, di fatto, non controllo».
Anche i redattori della “Revue de MAUSS” sono stati colpiti dal libro (oltre 600 pagine!) di Susy Zanardo: “On ne sait pas ce que l’auteur(e) n’a pas lu sur le don. La bibliographie est impressionnante, apparemment très exhaustive, au moins pour la littérature française et italienne sur le sujet, et l’ensemble est tout à fait intéressant pour les Maussiens italiens ou italianophones.”
Per la cura di Paolo Di Lucia, l’editore Cortina ha pubblicato “Creare il mondo sociale: la struttura della civiltà umana” di John R. Searle.
Stato, governo, denaro, mercato, tasse, contratti (da quelli d’affitto a quelli di matrimonio), ma anche cocktail party, partite di calcio, vacanze organizzate o associazioni per la difesa della birra ben mesciuta: di questo e altro è fatta la realtà in cui ci troviamo a vivere. Nessuno dubita della natura oggettiva di tali fenomeni sociali. Tuttavia, essi esistono solo perché pensiamo che esistano e perché collettivamente riconosciamo a oggetti o persone uno statuto che li abilita a svolgere funzioni altrimenti impossibili. Su questo paradosso poggia il nostro mondo sociale, la cui costruzione rappresenta uno dei compiti più affascinanti per il pensiero e per l’azione. Con la consueta chiarezza John R. Searle affronta i temi chiave dell’ontologia sociale, nell’ambizioso intento di dar vita a una filosofia nuova, libera da ogni vincolo accademico e all’altezza delle sfide con cui la nostra società sarà costretta a confrontarsi nel prossimo futuro.
Roberta Guccinelli (Società filosofica italiana, sezione di Lucca), “L’esperienza assiologica. Introduzione al Formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori di Max Scheler”; 25 ottobre 2010, ore 14-16.
Vincenzo Costa (Università del Molise), “Fenomenologia dell’intersoggettività”; 22 novembre 2010, ore 16-18.
Maurizio Ferraris (Università di Torino), “Documentalità e intenzionalità collettiva”; 1 dicembre 2010, ore 14-16.
Mattia Gallotti (Università di Exeter), “All’origine della cognizione sociale: i fondamenti biologici dell’intenzionalità collettiva”; 22 dicembre 2010, ore 14-16.
Giuseppe Di Salvatore (Fondazione centro studi Campostrini, Verona), “Questioni di fenomenologia della religione: la filosofia della religione di Jean Héring”; 10 gennaio 2011, ore 16-18.
Barry Smith (National Center for Ontological Research, Buffalo), “Biomedical Ontology”; 14 febbraio 2011, ore 14-16.
Dal sito Phenomenology Lab, l’interessante relazione di Barbara Malvestiti al Seminario di fenomenologia della cattedra di Filosofia della Persona (Teoretica) della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele del 29 aprile 2010: malvestiti.pdf
Comunicato Stampa del Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche – Roma
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Il Centro Italiano di Ricerche Fenomenologiche con sede a Roma, affiliato a The World Phenomenology Institute (USA), presieduto dalla Prof.ssa Angela Ales Bello (Professore emerito di Storia della Filosofia Contemporanea presso la Pontificia Universitas Lateranensis), è lieto di invitarLa al “III Convegno Internazionale di Fenomenologia” dal titolo: “Fenomenologia della Persona, della Vita e della Comunità. Edith Stein – Hedwig Conrad-Martius – Gerda Walther”, che si terrà il 27-28 maggio 2010 presso l’Aula Magna “Aldo Cossu” dell’Università degli Studi di Bari.